Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, boccia i tagli: “I risparmi vanno reinvestiti sulla salute”,  osserva il governatore.

È tempo di spending review e le regioni si ribellano ai tagli annunciati alla sanità. "I risparmi nella sanità sono possibilispiega Nicola Zingaretti - il Lazio lo ha dimostrato riducendo sensibilmente in 8 anni un disavanzo che aveva superato i due miliardi. Ma non è con un articolo di legge che si taglia la spesa altrimenti c'è il rischio di un taglio lineare. E le risorse recuperate vanno reinvestite per il miglioramento del sistema".

A proposito di alcuni risparmi indicati dal ministro della Salute Lorenzin, Zingaretti dice che  "sicuramente gli sprechi ci sono, sono il presidente di una Regione che è passata da 2 miliardi e 300 milioni di euro di disavanzo ai 360 milioni del 2014 all'obiettivo del disavanzo zero previsto per quest'anno. Però la grande sfida che abbiamo davanti è quella dell'innovazione, i tagli devono finanziare crescita e sviluppo. La sanità non è solo un costo, ma rappresenta l'11% della ricchezza nazionale: bisogna investire in ricerca, nell'assunzione di personale qualificato. E nella digitalizzazione: una banca dati efficiente permette non solo di risparmiare ma anche di individuare sprechi e abusi".  Il governatore  ha chiarito anche la sua posizione in merito ad alcuni esami ospedalieri ritenuti superflui, che la spending review vorrebbe scoraggiare (ma gli italiani tagliano alcuni esami perché impoveriti dalla crisi). "La prevenzionechiarisce Zingaretti -  fa risparmiare risorse e migliora la salute dei cittadini. E spesso si raggiunge anche attraverso interventi di razionalizzazione che permettono di ottenere ulteriori risparmi. Per esempio nel Lazio per le fratture al femore abbiamo imposto gli standard di 48 ore negli obiettivi di valutazione dei direttori generali, con risultati molto positivi: adesso la proporzione di interventi per fratture del collo del femore eseguiti entro due giorni dall'accesso nella struttura di ricovero è passata dal 31% del 2012 al 49%" (ma gli italiani sono sempre più in fuga verso i privati).