Da diversi anni l’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma difende la centralità e l’esclusività dell’atto medico: ora un’ulteriore recente sentenza di un Tribunale ribadisce entrambe. Secondo l’Ordine, numerose sono le invasioni di campo da parte di profili professionali non medici che determinano incertezze nei cittadini, con rischio di minore tutela della salute e anche di notevole incremento di costi economici. “Di fatto – avverte il Presidente dell’Ordine, Mario Falconi - sta saltando definitivamente quel modello di assistenza che ha sempre individuato nel medico l’unico legittimo protagonista dell’atto medico. Continuiamo a pensare che i numerosi profili professionali non medici siano una ricchezza per l’intero sistema sanitario, ma ognuno deve esercitare nell’ambito delle proprie competenze”.

Anche l’Ordine Nazionale dei Biologi ha tentato di ottenere in un’Aula di Giustizia un pronunciamento che potesse attribuire - seppur indirettamente - alla categoria professionale dei biologi, competenze esclusive del medico, nella fattispecie inerenti la prescrizione di diete. Il Tribunale della Capitale però ha respinto, con la sentenza n. 3527 del 18 febbraio 2011, l’istanza e affermato che “il biologo può solo suggerire o consigliare profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute e mai, in nessun caso, può prescrivere una dieta come atto curativo, che rimane sempre un’attribuzione esclusiva del medico”.

La controversia era nata dalla citazione in giudizio del prof. Eugenio Del Toma che sulle pagine di un quotidiano dedicate alla salute aveva replicato all’affermazione di una lettrice, la quale sosteneva che “un biologo nutrizionista può svolgere la sua professione in totale autonomia senza la presenza del medico”. Per l’accademico chiamato in causa invece tale affermazione contrastava”con il buon senso, ancor prima che con altre fondamentali leggi sulla professione medica e quindi sull’esercizio abusivo della professione”. Per la parte promotrice del giudizio ciò era bastato per ritenere gravemente diffamata la categoria dei biologi: da qui la richiesta di risarcimento del danno all’onore e al decoro professionale. Nella causa era intervenuto l’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma, sostenendo, appunto, la centralità dell’atto medico anche in merito alla prescrizione della dieta per un paziente; a tale proposito aveva anche richiamato il parere del Ministro della Salute del 15 dicembre 2009 che attribuisce la competenza di tale prescrizione esclusivamente al medico e riconosce al biologo solo la possibilità di elaborare e determinare (quindi non prescrivere) diete.

“In questi anni sono stati numerosi i tentativi, anche di natura giudiziaria, per rimettere in discussione la centralità dell’attività del medico a tutela della salute del cittadino”, commenta Falconi.“Nella fattispecie, consentire ai biologi di sostituirsi ai medici nella prescrizione di diete avrebbe significato demolire la figura del medico stesso quale garante del bene-salute, dotato di autonomia, potestà decisionale e responsabilità anche legale. Questa sentenza – evidenzia Falconi - anche se non ancora passata in giudicato, costituisce un precedente di cui i giudici non potranno non tener conto nel caso di eventuali analoghe controversie”.

Flavio Massimo Amadio
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