Guai a dire che così il passo verso il proibizionismo è più breve di quanto si pensi. Perché gli ultimi studi dimostrano che tutte le misure prese per limitare il consumo di sigarette e affini finiscono per salvaguardare la salute di milioni di persone. Addirittura una ricerca americana è arrivata alla conclusione che tutti i paletti decisi dai legislatori e dalle autorità sanitarie nazionalitasse in primissono in grado di salvare milioni di vite nel mondo. Questo almeno si legge nell’ultimo Bollettino mensile dell'Organizzazione mondiale della sanità, che a sua volta ha rilanciato uno studio che ha analizzato le politiche di 41 Paesi tra i quali l’Italia.
 
La ricerca si basa sulle sei misure giudicate dall'Oms più efficaci, racchiuse dall'acronimo “Mpower”. Nei laboratori della Georgetown University il professor David Levy ha calcolato che gli effetti dell’applicazione delle norme nei 41 Paesi al mondo giudicati più virtuosi hanno portato non pochi risultati. Innanzitutto lo studioso ha scoperto che tra il 2007 e il 2010 il numero di fumatori è calato di 14 milioni di unità, con più di 7,4 milioni di morti evitate finora. Il numero maggiore di vite salvate lo si deve proprio all'aumento delle tasse (3,5 milioni).
 
Non meno benefici li hanno arrecati quelle leggi che proibiscono il fumo in luoghi pubblici (2,5 milioni) oppure le scrittespesso bollate come “terroristiche”sui danni alla salute pubblicate sui pacchetti (700mila). Conclude il professor Levy: “In aggiunta alle morti evitate le politiche di controllo del tabacco portano altri benefici per la salute, come le minori complicazioni in gravidanza relative al fumo delle mamme, e la ridotta perdita di produttività per malattie legate al fumo”.