In collaborazione con SaluteItalia.net Quali sono le possibilità concrete che potranno far seguito ai successi di laboratorio? Se nei prossimi anni gli scienziati riusciranno a controllare, almeno in parte, lo sviluppo delle cellule staminali adulte, le possibilità di intervento saranno due: 1. Lasciare le cellule staminali nell'organismo della persona malata, facendo in modo che siano esse stesse, opportunamente stimolate e indirizzate, a intervenire. Per esempio, su una persona affetta da morbo di Parkinson, che provoca la perdita di un certo tipo di cellule cerebrali, l'intervento dovrebbe indurre le cellule staminali presenti nel cervello a rimediare a queste perdite, cercando di rimpiazzare le cellule mancanti; 2. Trapiantare cellule staminali neurali che vadano a trasformarsi in cellule del sangue o del muscolo, per esempio cardiaco, come è avvenuto negli esperimenti citati sopra. In questo caso, le applicazioni sarebbero vastissime, dalle leucemie all'Alzheimer, ai trapianti cardiaci. Alle speranze si contrappongono però molti punti oscuri. Il principale riguarda la possibilità di caratterizzare e riconoscere una cellula staminale attraverso un segno particolare, per poterla analizzare, capire che cosa la stimola a riprodursi e a differenziarsi, a migrare piuttosto che restare nel proprio ambiente. Saranno studi delicati, che dovranno entrare nel cuore della cellula e studiare la funzione dei suoi geni: lavorando in questo campo, un team italiano coordinato da Edoardo Bonicelli ha permesso di capire quali sono i geni che comandano la produzione di diversi tessuti cerebrali.