In collaborazione con SaluteItalia.net Per rimediare alla cataratta si interviene sostituendo il cristallino opaco con una nuova 'lente'. È un'operazione che può essere eseguita anche in day-surgery, cioè senza ricovero, e in anestesia locale o totale. Anestesia locale - Si effettua con la tecnica dell'anestesia peribulbare, che prevede iniezioni ripetute di anestetico intorno all'occhio, oppure con un semplice collirio anestetico che viene instillato dal medico. Anestesia totale - Può risultare più 'pesante' da sopportare, soprattutto per le persone anziane, ma rappresenta il mezzo ideale per poter operare un malato che è molto agitato. Come si interviene Le tecniche attualmente usate sono tre. Facoemulsificazione - Lo scopo è distruggere la zona centrale del cristallino, ricorrendo a una speciale sonda che rilascia ultrasuoni. Quando viene colpito, il cristallino si sfalda in frammenti molto piccoli che possono essere asportati evitando di creare ampie lesioni nell'occhio. In più, la parte posteriore del cristallino, che rimane all'interno dell'occhio, rappresenta la sede ideale in cui porre la nuova lente in sostituzione di quella malata. Chirurgia extracapsulare - Si effettua con il microscopio elettronico, e prevede l'asportazione della parte centrale del cristallino e la successiva aspirazione delle parti più esterne. Alla fine rimane solo la capsula, come anche nella facoemulsificazione, che quindi diventa il letto naturale in cui depositare la nuova lente. Chirurgia intracapsulare - In questo caso non si elimina solo il cristallino, ma anche la sua capsula. In pratica la lente naturale, ormai opaca, viene estratta dall'occhio insieme alla struttura che naturalmente la contiene, attraverso una sonda che si aggancia al cristallino stesso. La lente sostitutiva può poi essere rimessa nella sede naturale del cristallino oppure, quando ciò è impossibile, viene posizionata davanti all'iride.