Un test, denominato ‘Early CDT-Lung’, rivelerebbe i segni del cancro ai polmoni anche 5 anni prima. Il test è stato sviluppato grazie alla collaborazione di divese entità di salute pubblica, per la precisione tra NHS (Servizio Sanitario Britannico),  Health Boards in Greater Glasgow and Clyde, Lanarkshire and Tayside, the Universities of Aberdeen, Dundee, Glasgow, Nottingham, Toronto, and the Scottish Cancer Registry e presentato a Londra durante i lavori del British Thoracic Society (BTS) Winter Meeting (7-9 DICEMBRE).  #BSTWINTER2016.
 
Secondo i ricercatori è possibile utilizzare questo test per rilevare il cancro prima che diventi evidenta attraverso radiografie e TAC, basandosi sull'osservazione degli anticorpi prodotti dal sistema immunitario nelle priissime fasi della malattia. Durante la presentazione i ricercatori hanno ribadito che l'esecuzione su soggetti a rischio potrebbe salvare molte vite, per la loro ricerca hanno coinvolto due gruppi di 6.000 soggetti, definiti ad alto rischio di cancro al polmone, di età compresa tra i 50 ed i 75 anni. I soggetti selezionati avevano tutti una storia di fumo intensivo di almeno 20 anni oppure una familiarità con il cancro al polmone, di questi il primo gruppo è stato sottoposto al nuovo test, mentre l'altro gruppo è stato sottoposto a metodi di diagnosi e cura standard. 
Nel primo gruppo circa il 10% è risultato positivo ai test e di questi il 30% (circa 200) presentavano anche noduli polmonari, una volta selezionati questi soggetti sono stati poi sottoposti a radiografia e TAC, che hanno confermato 16 casi di cancro al polmone di cui il 75% in fase precoce. Quindi il test potrebbe essere usato, innanzitutto, per individuare quelle persone, tra i soggetti a rischio, che devono essere urgentemente sottoposti a indagini attraverso la radiografia e la TAC. Inoltre sarebbe utile per individuare la malattia nelle sue prime fasi e cominciare a combatterla prima per avere maggiori probabilità di successo.
Lo studio adesso si concentrerà nel seguire per altri due anni i soggetti sottoposti a test per individuare se il suo uso riesce a ridurre l'incidenza dei pazienti in stadio III o IV confrontati con coloro che sono stati trattati cure di routine.