Pubblicato sul New England Journal of Medicine un nuovo studio secondo il quale nei dieci anni successivi alla diagnosi di cancro alla prostata non esisterebbero sostanziali differenze significative (Meno del 1%)tra coloro che si sottopongono a radioterapia e interventi chirurgici e coloro che effettuano un semplice monitoraggio.
La differenza potrebbe essere, invece, evidenziata in un arco di tempo più lungo, come ha dichiarato da Freddie Hamdy, professore di urologia presso l'Università di Oxford e ricercatore capo dello studio appena pubblicato.
Il cancro della prostata è il secondo tipo di cancro, dopo quello della pelle a colpire gli uomini, quest'anno si stima che a 180,890 statunitensi di sesso maschile sarà diagnosticato il cancro alla prostata e tra questi si stima che ne moriranno 26.120.
Nonostante questi numeri ancora oggi molti pazienti affrontano la malattia in maniera confusa circa il modo per curarla, per anni si è assistito alla accesa discussione, tra radiologi e chirurghi, su quale fosse il miglior modo per combatterla, oggi invece si propende sempre più a monitorare la malattia in fase iniziale essendo un tipo di patologia che cresce lentamente e le cure come radioterapia e chirurgia portano spiacevoli effetti collaterali.
 
Presentando lo studio, finanziato dal U.K.’s National Institute for Health Research, il dottor Hamdy ha poi illustrato come è stato condotto, di fatti è stato eseguito in maniera abbastanza insolita perché un gruppo di pazienti - 1.643 uomini britannici - di età compresa tra i 50 ei 69 anni con diagnosi di carcinoma della prostata tra il 1999 e il 2009, ha accettato di essere assegnato in modo casuale a una delle opzioni di trattamento.
Dopo 10 anni circa la metà di quelli assegnati al monitoraggio attivo è passato alla chirurgia o alla radioterapia, spinti più dall'ansia di non trattare il tumore, piuttosto che per il diffondersi della malattia. Infatti i il confronto dei dati tra il gruppo monitorato ed il gruppo trattato dimostra che la progressione della malattia è stata bassa.
Un secondo studio, invece, si è occupato di confrontare gli effetti collaterali tra i diversi trattamenti trovando differenze significative, infatti sei mesi dopo il trattamento circa il 50% degli uomini che avevano subito un intervento chirurgico riferivano ancora episodi di incontinenza urinaria. Pur avendo riacquistato molte funzionalità il 17% dei soggetti accusava ancora problemi contro il 4% di quelli trattati con la radioterapia.
Concludendo il dottor Hamdy ha comunque ribadito che la parola fine a questo capitolo, su quale sia il miglior comportamento nel trattare questo tipo di cancro, non può essere ancora messa perchè saranno necessari circa 20 anni per chiarire quale sia la migiore scelta misurando i dati raccolti.
 

CHE COS'E'

Il cancro alla prostata è un tumore maligno che colpisce la prostata (ghiandola dell'apparato genitale maschile). Il cancro alla prostata può colpire gli uomini dai 50 anni in poi. Chi non ha disturbi e non ha casi di malati in famiglia può sottoporsi all'esame di controllo medico a partire dai 50 anni. Chi invece ha avuto in famiglia uno o più casi di tumori alla prostata all'età di 40 anni deve fare un prelievo di sangue,per l'esame del PSA (marcatore tumorale che evidenzia il cancro della prostata).

 

COME SI MANIFESTA

I Sintomi del cancro alla prostata possono essere: difficoltà alla minzione (emissione di urina),aumento della frequenza della minzione (soprattutto notturna),minzione dolorosa,presenza di sangue nelle urine. Ricordare che,nella maggior parte dei casi,l'ingrossamento della prostata è di natura benigna e non mette in pericolo la vita. Le metastasi del cancro della prostata sono molto precoci e possono avvenire per vicinanza,per via linfatica e per via sanguigna. La diffusione per vicinanza presuppone uno sviluppo del tumore e un successivo interessamento degli organi confinanti con la prostata. Possono essere interessati l'uretra,i dotti eiaculatori,il collo della vescica,il trigono vescicale e lo sbocco degli ureteri. La via sanguigna di diffusione può determinare l'interessamento dello scheletro,ossia la colonna lombo-sacrale,il bacino,lo sterno,il cranio. Frequenti sono anche le localizzazioni di metastasi ai polmoni e al fegato. I sintomi locali possono essere: difficoltà ad urinare,pollachiuria (stimoli frequenti alla minzione),diminuzione del getto urinario,sensazione dolorosa che si irradia lungo il pene,presenza di sangue mescolato alle urine.

 

CONSIGLI ALIMENTARI

Mangiare abbondanti dosi di frutta e verdura,poiché le vitamine A e D in esse contenute proteggono la prostata. Limitarsi nei grassi animali. Si consiglia visita oncologica.

 

 
Chiara Marzano