Quando una star di Hollywood fa delle dichiarazioni choc la notizia fa il giro del mondo e interessa moltissime persone. È successo con Angelina Jolie che annunciò di volersi preventivamente farsi asportare i due seni per evitare l’insorgenza di tumori. La stessa cosa è avvenuta con Michael Douglas che prima dell’estate dichiarò che il cancro alla gola che lo aveva colpito nel 2010 era da attribuirsi al Papillomavirus, contratto praticando sesso orale. Un gruppo di ricerca, diretto da Carlo Foresta, endocrinologo all'Università degli Studi di Padova, ha confermato il legame tra sesso orale e rischio di tumore orfaringeo, per colpa dell'Hpv. Dopo aver dimostrato che il Papillomavirus può essere presente nel liquido seminale e alterare la fertilità, il team ha esaminato il cavo orale dei componenti di coppie con infezione a livello genitale, che riferivano questa pratica sessuale.
 
I ricercatori ha esaminato 55 coppie con infezione da Hpv scoprendo che nel 30% dei casi il virus era presente anche nell'orofaringe. In particolare, le donne manifestavano l'infezione in oltre il 20% dei casi mentre gli uomini in circa il 10%. Dopo un anno il 50% di questi pazienti risultava ancora infetto, ma dopo 2 anni il 90% non presentava più l'infezione. Il riscontro dell'infezione da Hpv nel cavo orale era sensibilmente più frequente nei soggetti che riferivano maggiore assunzione di alcolici, nei fumatori e in quelli affetti da sindrome metabolica. Questi fattori di rischio, associati alla elevata presenza dell'Hpv nel cavo orale, sono gli stessi che possono favorire il cancro dell'orofaringe.
 
Le manifestazioni cliniche delle infezioni da Papillomavirus nel maschio finora erano considerati i condilomi, le verruche e i rari casi di tumore al pene. I ricercatori del Servizio per la patologia della riproduzione umana dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova nell'ultimo anno hanno individuato la presenza dell'Hpv a livello degli spermatozoi nel 20% di 300 pazienti infertili. Gli spermatozoi infettati dal virus perdono le capacità funzionali e quindi riducono la possibilità di fecondare l'ovocita. I ricercatori padovani hanno dimostrato che frequentemente, quando l'Hpv è presente nel liquido seminale, il paziente produce anticorpi contro il virus che possono mimare la presenza di un'infertilità da anticorpo anti-spermatozoo
 
Partendo proprio da questi risultati il professor Foresta insiste sulla necessità di considerare “la vaccinazione per l'Hpv anche nel giovane maschio, non solo perché è evidenziato con chiarezza il ruolo di trasportatori del virus da parte degli spermatozoi nel tratto riproduttivo maschile, anche di quei tipi virali che possono indurre il tumore del collo dell'utero. Vengono chiarite anche le cause di infertilità  maschile e fornite nuove risposte ai fallimenti della Procreazione medicalmente assistita (Pma): la fecondazione in vitro con spermatozoo infettato induce infatti un esito negativo della tecnica di inseminazione artificiale”.