Esame oculistico che valuta lo stato funzionale della retina (la parte dell'occhio che trasforma gli stimoli luminosi in segnali elettrici che,inviati al cervello,permettono la visione) e l'integrità delle vie nervose che originano dalla retina. Il campo visivo è l'area che un occhio,posato su un punto fisso,è in grado di vedere. Lo studio del campo visivo è propriamente detto campimetria; tuttavia,spesso,però,il termine campo visivo è usato come sinonimo di campimetria. L'esame (campimetria statica) è effettuato sui due occhi separatamente con un apparecchio detto campimetro. Si tratta di una cupola con uno sfondo bianco sul quale è proiettato uno stimolo luminoso di varia forma ed intensità luminosa. Il medico copre un occhio del paziente e gli chiede di fissare con l'altro occhio un punto situato nel mezzo della zona bianca. Il paziente viene fornito di pulsante che deve azionare ogni qualvolta vede apparire un punto luminoso nel proprio campo visivo. Dopo aver analizzato analogamente anche l'altro occhio,tutte le zone,viste e non,sono indicate in un tracciato che è subito esaminato dal medico. La valutazione del campo visivo mediante apparecchiature computerizzate (campimetria computerizzata) consente di ottenere diagnosi molto accurate. In tal caso,infatti,è possibile rielaborare i dati raccolti,ripulendoli da elementi di disturbo (ad esempio errori visivi non corretti,cataratta) che impedirebbero una corretta interpretazione dell'esame. La campimetria è un esame non doloroso,che non necessita di anestesia,dura circa 15-20 minuti e consente di effettuare un'eventuale diagnosi di glaucoma (malattia degli occhi che causa cecità) o di alcune malattie del cervello (lesioni occupanti spazio a livello cerebrale che limitano il campo visivo).